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letteratura
23 aprile 2012
Li gradiatori der Culiseo. Les gladiateurs du Culisée

Li gradiatori der Culiseo

(Aoh, a Già, li morituri te manneno a fà in culo)


« Ammazza, frusta, brucia1, gradiatore ! 

-Vòi ride, er tu' gradio è finto, bervario2 !

Chi te credi de esse, vecchio reziario !

Gianni ve vor buttà in der cacatore...


-Fatecce faticà, sor commissario !

Sennò come famo a sbarcà 'r lunario ?

Morituri pe Roma senza core...

-In der Culiseo mò nun se more ! »


Ripiega lo striscione er mirmillone

A mò de pollice verso arza un dito

Medio ar lanista, sale sur verone.


Da l'anfiteatro der divo Tito

Che adopera a guisa de vespasiano

Piscia da l'arto sur brutto Germano3



1« Occide, verbera, ure », Seneca, lettera a Lucilio VII, 5

2«Belluario ».

3O Tedesco, o ancora Alemanno...


Les gladiateurs du Culisée1.


« Tue, fouette, brûle, gladiateur2

-Tu veux rire, ton glaive est faux, belluaire !

Pour qui tu te prends, vieux rétiaire !

Gianni3 veut vous jeter aux chiottes...


-Laissez-nous travailler, monsieur le commissaire !

Sinon comment on fait pour joindre les deux bouts ?

Morituri pour Rome sans coeur...

-Au Culisée maintenant on ne meurt plus ! »


Le mirmillon replie la banderole,

Comme « pollice verso » il lève un doigt

D'honneur vers le lanista4, monte sur le balcon.


Depuis l'amphithéâtre du divin Titus5

Qu'il utilise en guise de vespasienne

Il pisse de là-haut sur le vilain Germain6



http://www.paesesera.it/Politica/Decoro-Alemanno-punta-il-dito-contro-Centurioni-e-Camion-bar

Per i gladiatori il sindaco spiega che "il contenzioso riguarda le aree, perché noi non vogliamo che si mettano a ridosso dei grandi monumenti e su questo loro non sono d'accordo e non accettano queste regole". L'altra questione potrebbe essere risolta con una "rotazione più intensa ma su poche aree che non incidono sull'aspetto paesagistico dei principali monumenti"

SIT IN Gladiatori in protesta "Alemanno dacce na mano"
LA PROTESTA I centurioni occupano il Colosseo: "E' un disegno di Della Valle"
OPINIONE Perché vuoi fare l'archeologo se puoi fare il centurione? DI A. D'E.

Il sindaco Gianni Alemanno sulla questione decoro è determinato ad andare avanti. E punta il dito su Gladiatori e Camion bar. Per quanto riguarda i primi "c'è un problema di regole - spiega il primo cittadino -  se i Centurioni accettano un sistema di regole molto rigide" da parte dell'amministrazione "potrebbe esserci la possibilità di ottenere in qualche modo un riconoscimento di questa attività con lo stesso meccanismo che è stato usato per gli artisti di strada, quindi ad offerta, non professionale". Per avviare questo eventuale riconoscimento, "il contenzioso - ha spiegato Alemanno - riguarda le aree, perché noi non vogliamo che i Centurioni si mettano a ridosso dei grandi monumenti e su questo loro non sono d'accordo e non accettano queste regole. Sono disponibili al confronto su patentini o riconoscimento, ma non ad avere limitazioni" sulle aree di esercizio. "Su questo non si sta trovando un accordo - ha concluso Alemanno - e se non si troverà, abbiamo detto con chiarezza che per noi sarà obbligatorio eliminare la loro presenza. E' un problema di decoro, perché da questo punto di vista bisogna avere un'immagine adeguata, anche per evitare il proliferare di queste persone, che fino a qualche anno fa erano una quindicina e oggi sono diventati sessanta. C'è il rischio che diventino un numero incontrollato. Da questo punto di vista ci vogliono regole molto severe che se non saranno accettate ci porteranno ad avere un atteggiamento molto rigido".


(http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/04/07/news/i_gladiatori_scendono_dal_colosseo_in_quattro_erano_sul_secondo_anello-32929051/I gladiatori scendono dal Colosseo
in quattro erano sul secondo anello)

Terminata la manifestazione con la quale i figuranti protestavano contro il divieto di lavorare nella zona archeologica. Il portavoce: "Martedì avvieremo un tavolo con la sovrintendenza ed il comune

I gladiatori scendono dal Colosseo in quattro erano sul secondo anello

Sono scesi dopo otto ore di protesta i centurioni che questa mattina sono saliti sul Colosseo per manifestare contro il divieto di lavorare nella zona archeologica. I quattro figuranti che erano saliti sull'arcata del secondo anello dell'Anfiteatro Flavio stanno scendendo "come segno di rispetto nei confronti dei cittadini, ma soprattutto del sindaco Alemanno, in vista dell'incontro di martedì mattina in Campidoglio assicuratoci dal delegato alla Sicurezza Giorgio Ciardi", come afferma il portavoce David Sonnino.


1Forme plaisante utilisée par Belli pour Colisée.

2« Occide, verbera, ure », Senèque lettre à Lucilius VII, 5

3Gianni Alemanno, le maire de Rome, voir vers 16

4Le patron des gladiateurs dans l'antiquité.

5Le Colisée a été construit par l'empereur Titus de la famille des Flaviens, dont le père était Vespasien. (voir vers 15)

6Jeu de mots pour Alemanno qui eut dire Alaman.

letteratura
10 aprile 2012
la lega de li straordinari gentermen. la ligue des gentlemen extraordinaires

La lega de li straordinari gentermen1

(sicché transita grolia munni)


Ner fango, pesante, annava er carroccio

Carco de mazzette e de canneggina.

Guidava er Trota, er ricciuto bamboccio.

Bossi porta la verde bannierina


Vide de fronte n'armata in approccio

Prebe furba, ladra, capitolina...

« Celate li sordi pedirindina,

Renzo, Roberto, urla co tono chioccio ! »


Ed in faccia ar piemme arza 'r dito medio,

Assaggia de la su' spada la lega...

« -Er gradio è froscio ! Er partito me frega !


Maroni 'ndò vai ? Stiamo sotto assedio !

Carderoli ! E la Dar Lago sta strega !

Sì, m'ha triumevirato la Lega... »


1The league of extraordinary gentlemen è il titolo del fumetto: il titolo del film in Italia è : la leggenda degli straordinari gentlemen


La ligue des gentlemen extraordinaires

(sic transit gloria mundi)


Dans la boue, lourd, allait le grand char1

Chargé de pots de vin et d'eau de javel2

La Truite conduisait, le gamin frisé.

Bossi porte haute la verte bannière.


Il vit en face une armée en approche.

Plèbe fourbe, voleuses, capitoline

«Planquez les sous palsambleu !

Renzo, Roberto3, hurle-t-il d'un ton rauque ! »


A la face du procureur il dresse un doigt d'honneur,

Fait l'essai de l'alliage4 de son épée...

Le glaive est mou ! -Le parti me baise !


Maroni, où vas-tu ? On est assiégés !

Calderoli ! E la Dal Lago, cette sorcière !....

Oui, la ligue m'a bien triumviré5...



1Au moyen-âge, lors des batailles, la coutume des cités lombardes était d'amener sur le champ de bataille un grand char portant un drapeau et quelques objets symboliques de la cité. Il était en quelque sorte l'incarnation de la patrie, et il ne devait pas tomber aux mains de l'ennemi.

2Allusion à quelques affaires impliquant le fils de Bossi, dit le Trota, la Truite, qui ont conduit à la démission du patron de la Ligue du nord.

3Les fils de Bossi.

4Jeu de mots intraduisible : lega = ligue et alliage.

5Les trois personnages nommés ont constitué un « triumvirat » pour remplacer Bossi à la tête de la Ligue.


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letteratura
20 marzo 2012
Contumelie.

Contumelie...


« -Babbeo, che nun sete antro ! - Grullone !

-Storto ! -Fregnone ! - Tontolone ! -Sciocco

- Micco!-Maccherone ! -Salame ! Gnocco !

-Semplicione ! - Minchione ! - Credulone !


-Poro de spirito ! - Scemo ! - Frescone !

- Fesso ! - Testa de cazzo ! -Gonzo ! -Tocco !

-Nerchia ! - Deficiente ! -Babbuasso ! -Ciocco

-Imbecille ! -Stupido ! - Citrullone !


-Ingenuo ! -Tonto ! -Baccalà ! - Cretino !

-Idiota ! -Capone vòto! -Babbuino ! »

Dì de le parolacce, che goduria !


Mò provemo a gridà : « -Genio esemplare !

-Intelligente ! - Dante ! -Luminare ! »

Ditemme, nun vale mejo un'ingiuria ?


No comment...


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letteratura
17 ottobre 2011
La dirigenza de Castergandorfo. La diligence de Casteltgandolfo

La dirigenza1 de Castergandorfo.


Erimio2 in sei su la dirigenza :

Un prete cor naso ner su' breviario

Temenno3 ch' er viaggio fusse un carvario

Voleva mette4 a posto la cuscenza ?


C'era puro na donna cicciottella,

Sora Mea, da l'occhi birichini,

Na serva cor capo ed er collo chini

Che pareva na vera santarella


Un forastiero elegante, un ingrese

Come si presentò parlanno a stento,

E 'n omo pesante e dar fà violento,

Un tar Sor Giuvacchino, marinese


Avevo de fronte er seno fiorente

De Mea, da la sarda notomia5...

A me piace osservà la compagnia

Ch' ariunische6 un destino impudente...


Era 'na bella giornata d'estate

Quanno la vettura se mise in moto

Entrò na frescura ch' esaudì 'r voto

De le donne da le facce sudate.


Sorpassemo Porta San Sebastiano

Ed er cocchiere sferza li cavalli.

Lancia l'equipaggio7 pe monti e valli8

Sur dissestato basolato appiano9


Le buche de la strada e li lastroni

Nun sparagneveno10 natiche e terga.

Confesso co vergogna, la mi' verga

Se drizzava, da se, ne li carzoni...


Er petto de la mi' dirimpettaia

Sobbarzava co grande sfrontatezza,

Stavo perdenno ogne riservatezza...

Lei me sorrideva co bocca gaia.


La serva contro er mi' ginocchio cozza

Co violenza, e fa 'r segno de la crosce :

M'addita na chiesetta. Ma na vosce

Soverchia er rimore11 de la carrozza.


Arivorto12 ar mister ingrese disse

Sor Giuvacchino :  Sir, in questa chiesa

Er Siggnore aricevette n'offesa

Da San Pietro che nun l'aricognisse13.


Er santo fece: « Dommine covàti ?

-A Roma vado intero cruscifrigge !14

Te, giudio infido, va a fatte frigge ! »

San Pietro se pentì e fummo sarvati...


Presto, Sir, guardete San Sebastiano

Indò se vedeno l'irliquie sante,

Na freccia, e de Gesù le sacre piante15,

Le catatromme, er capo de Fabiano16.


Introna co la su' stórta17 curtura18

Er poro ingrese che farfuja : -sori !19,

Prenne a mentuvà20 tutti li tesori

Che se ponno21 vedé da la vettura.


De qua ! de la ! 'r castello de Metella22

Er circo de Bassenzio23 indò le beghe24

Percorreveno in cerchio molte leghe

In riva ar rio de la Caffarella25...


Er forastiero sgomento assentiva

Co 'n « vonnerful26 » appena sussurrato

Mentre co no scatto d'ira er curato,

Chiuso er messale, stizzito zittiva27...


Ma Sor Giuvacchino nun la finiva

Felisce d'avé 'n pubbrico forzato...

Nun je fregava der viso incazzato

De li viaggiatori ch'infastidiva.


Passammo li seporcri de l'Orazi.

Er frusso28 de parole m'intontiva,

Er rimore der carro29 me stordiva,

M'addormentai e nun vidi li Curiazi30.


M'arisvejò l'arrivo a l'osteria

De Cava de' Serci31. Parlava incora

Sor Giuvacchino co vosce sonora.

Er prete fece na breve omeria32.


« Ogne omo ha da piagne33 in sta triste valle34 :

La strada rompe la schiena ed er culo...

Ma me mettan' un basto come ar mulo

Si viaggio mai più co 'n tar roppipalle ! »


E scese. Sor Giuvacchino scornato

Voleva menà a l'ingrese interdetto

Nun capendo de che odio era oggetto...

Poi tacque e restò muto e frastornato


A Castergandorfo, quer personaggio

Smontò eppoi sparì ne la folla fitta..

Mea me fa l'occhiolino, esce a dritta...

La seguo attratto dal libertinaggio...


Ora cammina tutta seria e composta

A testa china, ... grida «Padre  Biascio ! »

Giunge un pretone tonno come un cascio !

Je bacia la mano.. che faccia tosta !


De sbieco me sbircia co pijo tronfio

« Sora Mea, voi siete na mignotta !

Pe voi nun pago nemmanco na piotta ! »

Tanto me ne sto lì cor cazzo gonfio...


Pe chi resta co le pive ner sacco,

Er Belli je dice « nun ciai du' freggne

Auffa, una in ogne mano, pe Bacco ? »35

Senza er rischio ch'arimagnano preggne !


Incazzato guardo er ber lago Arbano,

Sotto questo specchio bolle un vurcano...

Come 'r Vesuvio, si lava nun butto,

Quanno li condotti sò pieni, erutto !


A dì le cose papale papale

Avrebbe36 trommato puro... un maiale...

Cammino da tonache circondato,

Ma nun me va a genio inculà 'n prelato...


Eccome davanti la serva austera !

Birichina sorride, meno artera !

M'addita un portone oscuro : Madonna !

Lei se solleva ner buio la gonna... ?!...


Tornato a Roma fui messo a dieta :

Na scopata er dottore me la vieta...

Er ricordo ancillare37 m'arroventa,

Ché m'attaccò na bella pulenta38 !!!







(Lo spunto (almeno il titolo) del mio componimento è da cercare nel sonetto del Belli : er ritorno da Castergandorfo.) e nel inizio di un racconto di Maupassant : Miss Harriett.


1La diligenza di Castelgandolfo.

2Eravamo.

3Temendo.

4Mettere.

5Dalla salda anatomia.

6Riunisce.

7Letterario : carrozza.

8Iperbolico... = la campagna, l'Agro Romano.

9« Appio » sarebbe più esatto...

10Risparmiavano.

11Rumore.

12Rivolto.

13Riconobbe.

14Domine quo vadis ? -Eo Romam iterum crucifigi. Vedi GG Belli : Dommine-covàti.

15Si tratta di una delle frecce che uccisero il santo e di una impronta del piede di Gesù.

16La testa di papa San Fabiano, martire.

17Stolta.

18Cultura.

19Sorry.

20Mentovare, menzionare.

21Possono.

22Il mausoleo di Cecilia Metella.

23Massenzio, l'imperatore vinto da Costantino.

24Bighe, confusione

25L'Almone, oggi la marana della Caffarella, era il corso d'acqua che segnava il limite tra la città de Roma e l'Agro Romano.

26Wonderful.

27Stava zitto.

28Flusso.

29Qui, generico, la carrozza.

30I sepolcri dei Curiazi.

31Cava de' Selci, piccola località del comune di Marino (Roma).

32Omelia.

33Piangere.

34Di lacrime...

35Vedi : Belli : cazzo pieno e saccoccia vota.

36Avrei trombato

37Della serva...

38Gonorrea. Vedi : Belli : i sonetti : la puttana sincera, e la peracottara.


La diligence de Castelgandolfo.


Nous étions six dans la diligence :

Un prêtre avec le nez dans son bréviaire

Craignant que le voyage ne fût un calvaire

Voulait-il mettre en ordre sa conscience ?


Il y avait aussi une femme grassouillette,

Dame Mea, aux yeux coquins,

Une servante à la tête et au cou penchés

Qui semblait une sainte-nitouche


Un étranger élégant, un Anglais

Comme il se présenta parlant avec peine

Et un homme lourd aux manières violentes

Un certain Maître Gioachino, Marinais1.


J'avais en face de moi le sein florissant

De Mea, à la solide anatomie...

J'aime étudier la compagnie

Que réunit un destin impudent...


C'était une belle journée d'été

Et quand la voiture se mit en route

Entra une petit air frais qui exauça le voeu

Des femmes aux visages en sueur.


Nous passons la Porte Saint-Sébastien2

Et le cocher fouette les chevaux.

Il lance l'équipage par monts et par vaux

Su le pavé défoncé de la via Appia


Les trous de la route et les dalles

N'épargnaient ni les fesses ni le dos

Je confesse avec honte, ma verge

Se dressait d'elle-même dans mon pantalon


La poitrine de ma voisine d'en face

Ballottait avec grande effronterie

Je perdais toute retenue

Mea me souriait d'une bouche joyeuse.


La servante cogne contre mon genou

Avec violence et fait le signe de croix :

Elle me montre du doigt une chapelle. Mais une voix

Surmonte le bruit de la voiture.


S'adressant au monsieur anglais, Maître Gioachino

Dit :  Sir, dans cette église

Le Seigneur reçut une offense

De Saint-Pierre qui ne le recognit3 pas.


Le saint fit : « Dommine covàti ?

-A Roma vado intero cruscifrigge !4

Toi, juif sans foi, va te faire griller ailleurs ! »

Saint-Pierre se repentit et nous fûmes sauvés...


Vite, Sir, regardez, Saint-Sébastien

Où on voit les arliques sacrées

Une flèche, et de Jésus la sainte plante des pieds,

Les catatrombes et la tête de Fabien.5


Il assomme avec sa sotte culture

Le pauvre anglais qui bredouille : -Sorry !,

Il se met à mentionner tous les trésors

Que l'on peut voir de la voiture.


Par ci ! Par là ! L'château de Metella6

Le cirque de Baxence7 où les bigues8

Parcouraient en cercle de nombreuses lieues

Au bord du ruisseau de la Caffarella9.


L'étranger effaré acquiesçait

D'un « wondeful » à peine sussurré

Alors que dans un éclat de colère le curé,

Ayant fermé son missel, irrité lui sifflait de se taire.


Mais Maître Gioachino n'en finissait pas

Heureux d'avoir un public forcé

Il se foutait du visage courroucé

Des voyageurs qu'il importunait.


Nous passâmes les tombeaux des Horaces

Le flot de paroles m'abrutissait

Le bruit du char m'étourdissait

Je m'endormis et ne vis pas les Curiaces10.



C'est l'arrivée à l'auberge de Cava de' Selci11

Qui me réveilla. Il parlait encore

Maître Gioachino, d'une voix sonore.

Le prêtre fit une brève homélie.


« Tout homme doit verser des pleurs dans cette triste vallée12.

La route nous casse le dos et le cul...

Mais qu'on me mette un bât comme à une mule

Si jamais plus je voyage avec un tel casse-bonbons ! »


Et il descendit. Maître Gioachino confus

Voulait taper sur l'Anglais interdit

Ne comprenant pas de quelle haine il était l'objet...

Puis il se tut et resta muet et abattu.


A Castelgandolfo13 ce personnage

Descendit et disparut dans la foule dense.

Mea me fait un clin d'oeil, sort à droite...

Je la suis attiré par le libertinage.


Maintenant elle marche tout sérieuse et pudique

La tête baissée... elle crie « Père Biagio »

Arrive un gros curé rond comme un fromage.

Elle lui baise la main... quel culot !


Elle me jette un regard en biais plein de hauteur

« Madame Mea vous êtes une salope !

Pour vous je ne dépense pas même cent sous ! »

Cependant je reste avec les couilles pleines...


A celui qui reste bredouille

Belli14 dit : « l'ami, tu as deux chattes

Gratos, c'est-à-dire une par main, pardi ! »

Et sans le risque qu'elles tombent enceintes !


En colère je regarde le lac Albain.

Sous ce miroir bout un volcan.

Comme le Vésuve si je ne crache pas ma lave..

Quand les conduits sont pleines, j' entre en éruption !


Pour dire les choses en toute clarté

Je me serais farci même un cochon...
Je marche entouré de soutanes .

Mais ce n'est pas mon truc d'enculer un curé !!!


Voilà devant moi la servante austère.

Coquine, elle sourit, moins altière.

Elle me montre un portique obscure : maman

Dans le noir elle se retrousse les jupes...


Revenu à Rome je fus mis à la diète...

Une petite baise, le docteur me l'interdit.

Le souvenir ancillaire me brûle..

Car elle m'a fait cadeau d'une belle chaude-pisse !!!







1De Marino, bourg des Monts Albains.

2Porte de Rome qui est à l'entrée de la célèbre Via Appia.

3Le personnage a quelques difficultés avec les conjugaisons.

4Il s'agit de la chapelle « Domine quo vadis » où Jésus aurait dit à Saint-Pierre qui voulait fuir le martyre et lui demandait : -Domine quo vadis » (Seigneur, où vas-tu ? ) : « Eo Romam iterum crucifigi : je vais à Rome pour y être crucifié une deuxième fois. » Rebroussant chemin, Saint-Pierre s'offrait au martyre et ainsi commençait en quelque sorte l'histoire du christianisme et de la papauté à Rome.

5La basilique de Saint-Sébastien, sur l'Appia, possède des reliques, une flèche qui a tué le saint, une empreinte de Jésus , la tête du pape Saint-Fabien, martyr, et de célèbres catacombes.

6Le mausolée de Cecilia Metella.

7Maxence, empereur romain, vaincu par Constantin.

8Bigae en latin, biges, chars de course à deux chevaux.

9Ruisseau qui autrefois , sous le nom d'Almone, marquait la limite du territoire de la ville de Rome.

10On montre sur la via Appia des tombeaux dont on prétend qu'ils seraient ceux des Horaces et des Curiaces.

11Localité de la commune de Marino.

12De larmes...

13Bourg au bord d'un lac où se trouve la résidence d'été des papes.

14Giuseppe Gioacchino Belli, grand poète romain du XIXème : le texte fait de nombreuses allusions à ses sonnets, en particulier le titre tiré du poème : le retour de Castelgandolfo.

letteratura
22 luglio 2011
La scimmia ed er derfino. Le singe et le dauphin

La scimmia ed er derfino


Ar largo d'un capo palermitano

Affonna uno sgangherato barchino.

Per primo sarta in acqua er capitano,

Lassanno l'equipaggio ar su' destino


S'affretta verso la barca un derfino,

S'avvicina a l'omo, l'afferra piano:

« -Portemme in sarvo, nun sò 'n tunisino !

Te premierò. Prego, damme na mano...


Senti, sò 'n pascià, te farò surtano :

Ciavrai donne a iosa, sordi, Milano ... »

Nun ce casca er mammifero marino.


-Nun aricordi er racconto esopiano1... ??? »

È solo na scimmia quer brutto nano !

E l'annega in mare er savio derfino...


(Nota : alcune rime in -ano e ino si possono sostituire col nome di Angelino Alfano... )




1Esopico, o esopeo.


Le singe et le dauphin1


Au large d'un cap palermitain

Coule une petit bateau déglingué.

Le capitaine en premier saute à l'eau

Laissant l'équipage à son destin.


Un dauphin se hâte vers le navire

S'approche de l'homme, le saisit doucement :

« Emmène-moi en lieu sûr, je ne suis pas Tunisien !

Je te récompenserai. Je t'en prie, aide-moi..


Ecoute, je suis un pacha, je te ferai sultan :

Tu auras des femmes à gogo, des sous, Milan... »

Le mammifère marin n'est pas dupe.


-Tu ne te souviens pas du récit d'Esope ? ??

Ce laid nain n'est qu'un singe !

Et le sage dauphin de le noyer en mer.


1Pour bien comprendre il faut savoir que Berlusconi a choisi son dauphin, qui devrait lui succéder en 2013, en la personne du Palermitain Angelino Alfano... C'est pourquoi dans le texte italien ou peut remplacer certaines rimes en -ino e -ano par le nom du futur (?) président du conseil.


Il testo di Esopo.


Siccome i naviganti hanno l’abitudine di portare con sé cani maltesi e scimmie per distrarsi durante la navigazione, un tale, che stava su una nave, aveva con sé anche una scimmia. Essendo giunti presso Capo Sunio, il punto estremo dell’Attica, accadde che ci fu una violenta tempesta.
Poiché la nave si rovesciò e tutti si misero in salvo a nuoto, nuotò anche la scimmia.
Un delfino che la vide e pensò che fosse un uomo, avendola presa sul dorso, la sollevò, accompagnandola verso la terraferma.
Quando giunsero verso il Pireo, il porto degli Ateniesi, domandava alla scimmia se fosse di origine ateniese. Dato che quella rispose di essere nata lì addirittura da illustre prosapia, le chiedeva ancora se conoscesse anche il Pireo. La scimmia, pensando che parlasse di un uomo, affermò di essergli certo amica e compagna.
Il delfino, irritatosi per una tale menzogna, annegandola la uccise. Il racconto (è) per gli uomini che, non conoscendo la verità, pensano di ingannare.


La favola di La Fontaine.


Le singe et le dauphin.


C'était chez les grecs un usage
Que sur la mer tous voyageurs
Menaient avec eux en voyage
Singes et chiens de bateleurs.
Un navire en cet équipage
Non loin d'Athènes fit naufrage.
Sans les dauphins tout eût péri.
Cet animal est fort ami
De notre espèce en cette Histoire
Pline le dit; il le faut croire.
Il sauva donc tout ce qu'il put.
Même un singe en cette occurrence,
Profitant de la ressemblance,
Lui pensa devoir son salut
Un dauphin le prit pour un homme,
Et sur son dos le fit asseoir
Si gravement qu'on eût cru voir
Ce chanteur que tant on renomme.
Le dauphin l'allait mettre à bord,
Quand, par hasard, il lui demande
« Êtes-vous d'Athènes la grande?
- Oui, dit l'autre, on m'y connaît fort
S'il vous y survient quelque affaire,
Employez-moi; car mes parents
Y tiennent tous les premiers rangs
Un mien cousin est juge maire
Le dauphin dit «Bien grand merci;
Et le Pirée a part aussi
A l'honneur de votre présence?
Vous le voyez souvent, je pense?
- Tous les jours il est mon ami
C'est une vieille connaissance
Notre magot prit, pour ce coup,
Le nom d'un port pour un nom d'homme.

De telles gens il est beaucoup
Qui prendraient Vaugirard pour Rome,
Et qui, caquetant au plus dru,
Parlent de tout et n'ont rien vu.
Le dauphin rit, tourne la tête,
Et le magot considéré,
Il s'aperçoit qu'il n'a tiré
Du fond des eaux rien qu'une bête.
Il l'y replonge, et va trouver
Quelque homme afin de le sauver.





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letteratura
14 giugno 2011
La salute co l'ortaggi. la santé par les légumes

La salute co l'ortaggi


(Contro la schierischia colli)


Ma pija sti cetroli1 freschi freschi,

Nun sò spagnoli, nemmeno tedeschi,

Nun te fanno venì la caccarella

Ma sfornerai na merda soda e bella...!


Poi gusta sti piselli, ciumachella

Accosì nun te buschi la renella

Assaggia sti broccoli romaneschi

Ste zucchine, sti bruggnoli2 fiabeschi... !


Assapora st'ortaggio paonazzo...!

Nun hai da temé la schierischia colli

Né li cattivi interococchi, cazzo !


De tutti s'ortaggi te poi fà 'n mazzo :

Sceji un baccello, na scafa3, ch'ingolli

Ecco li tua bisogni satolli...


1Per il significato traslato di « cetrolo  ecc; vedi Belli : er padre de li santi.

2Prugnolo, fungo agarico, vedi Belli : er padre de li santi.

3 Scafa= baccello : vedi er padre de li santi.



La santé par les légumes1.

(Contre la chiérichia colli)


Mais prends ces concombres tout frais,

Ils ne sont pas espagnols, ni même allemands

Ils ne te font pas venir la chiasse,

Mais tu mouleras une merde dure et belle... !


Puis goûte ces petits pois, gamine

Comme ça tu n'attraperas pas de calculs

Goûte ces broccoli romaneschi,

Ces courges, ces champignons fabuleux... !


Savoure ce légume violacé... !

Tu n'as pas à craindre la chiérichia colli,

Ni les méchant interocoques, bordel !


De tous ces légumes tu peux te faire un bouquet :

Choisis une gousse, une cosse que tu avales,

Voilà tes besoins satisfaits...

1Tous les noms de légumes sont évidemment à prendre dans un sens figuré et métaphorique : pensons qu'en italien Pisello, petit pois désigne le membrum virile...

On trouve plusieurs de ces dénominations dans le sonnet de Belli : er padre de li santi, le père des Saints.

letteratura
5 maggio 2011
Santo subbito. Saint tout de suite.

Santo subbito !


Come Gesù Cristo perseguitato,

Messo in croce da un marxista Pilato

Eppoi da 'n infame Giuda tradito :

Né j'arza, magnanimo, er medio dito...


Da cento peccatrici circuito,

Immacolato sempre s'è serbato...

De l'amore miracolo inaudito

Lui, nemmeno na vorta ha pagato...!!!


Novo Wojtyla ar comunismo lotta,

Contro l'infedeli indossa la cotta

De maja, re San Luigi1 redivivo,


Ogne dì dà 'r pane televisivo...

O Benedetto, l'occasione è jotta !

Fallo beato, anzi, santo da vivo...!!!


1San Luigi : Luigi IX di Francia., detto il Santo. Morì di peste a Tunisi, nel corso dell' ottava crociata.


Saint tout de suite !


Comme Jésus-Christ persécuté,

Mis en croix par un Pilate marxiste

Et puis trahi par un infâme Judas :

Et, magnanime, il ne leur fait pas un doigt d'honneur...


Circonvenu par cent pécheresses,

Immaculé il s'est toujours conservé !

De l'amour miracle inouï,

Lui, pas même une fois, il n'a payé !!!


Nouveau Wojtyla il lutte contre le communisme,

Contre les infidèles il endosse la cotte

De maille, roi Saint-Louis ressuscité.


Chaque jour il donne le pain télévisuel...

O Benoît, c'est le moment !

Fais-le bienheureux, ou plutôt saint, de son vivant !!!

letteratura
20 aprile 2011
Er vecchio lampione. le vieux réverbère.

Er vecchio lampione.

(Lili Marleen)


Tu sei 'n vecchio lampione un pò guardone

Da la tu'vetta veji su na piazza

De Roma, co la pioggia o 'r solleone,

La pipì de li cani come guazza.


Nun aricordi sta vecchia canzone ?

Er sordato aspettava na regazza

Presso la caserma, sotto un lampione

Ma er sogno d'amore la guerra ammazza...


Li tramonti ora sembrano indecenti,

Sò morti l'innocenti appuntamenti.

O Lili Marleen, chi mò te seduce ?


L' elettricità eclissò er lampionaro

Ar piccolo principe accosì caro.

Che amori arischiara la tua luce ?


Le vieux réverbère

(Lili Marleen)


Tu es un vieux réverbère un peu voyeur

De ton faîte tu veilles sur une place

De Rome, sous la pluie ou la canicule,

Le pipi de chien comme rosée.


Tu ne te souviens pas de cette vieille chanson ?

Le soldat attendait une jeune fille

Près de la caserne, sous un réverbère.

Mais la guerre tue le rêve d'amour...


Les couchers de soleil maintenant semblent indécents.

Ils sont morts les innocents rendez-vous.

O Lili Marleen, qui maintenant te séduit ?


L'électricité éclipsa l'allumeur de réverbères

Au petit prince si cher.

Quels amours éclaire ta lumière ?


Da non perdere : à ne pas rater. 

Un sito straordinario con non so quante versioni della canzone Lili Marleen in non so quante lingue (dall'islandese al latino ...) : http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1600




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letteratura
24 febbraio 2011
Vita, morte e miracoli de Cazzolin de' Cazzoloni. Parte seconda

Vita, morte e miracoli de Cazzolin de'Cazzoloni.

Parte seconda .



Li viaggi de Cazzolin de' Cazzoloni.


Scuro annava sotto la notte sola

Lungo la riva der mare tranquillo

Quanno scorse na grande vela viola.


La nave sta arenata su la spiaggia.

A poppa svolazzava un gran vessillo.

Cazzolino disse allora : mannaggia !


E sentì che proferiva la barca

Queste parole : « Sò la famosa Argo,

De li più nobili Elleni sò carca.


Vanno verso er regno der vello d'oro.

Dormono tutti in stato de letargo !

Er timone è rotto, aiutacce, te oro ! »


Subito Cazzolin se spoja nudo

E s'aricomanna a su'dorce amica.

« Nun li lasserò in quer frangente crudo ! »


Er su' cazzo divinamente cresce

Quanno sogna d'Antinea la fica

Più duro de Durindana ariesce.


Lo batte su la pietra de paragone,

Essa sprigiona più d'una scintilla

Ché d'oro è de Cazzolin lo spadone.


Eppoi sale a bordo, se mette a prora,

Issa sur ponte la su' grossa inguilla :

« Avanti, in rotta verso Bora Bora ! »


Spigne forte cor cazzo su la rena

Allontana la barca da la costa.

Verso l'arto mare la nave mena.


L'eroi appena smartita l' ebbrezza

Attoniti fissano Cazzolino.

Voga Argo spinta da na fresca brezza.


Sur ponte sò presenti Polifemo

Er ficcanaso, Ascalafo Tespino

Atalanta de Pergamo, ed Eufemo,



Acasto, Amleto, Fano, Facocero,

Cenerentolo che un tempo fu donna,

Augia fijo de Forbante, Falero


Ida, Idmone, Ifito, ed Ila er Driòpe

Asterio fijo de na bona donna

Polluce ed Alluce, e Lince er Miòpe


Peloso padre d'Achille, Giasone

Bute e Flica, Ificle, brutta marmotta

E Castore, Laerte, Palemone


Rollo e Mopso, Peante, er vate Orfeo

Er fijo d' Eagro e de na mignotta

Eracle, Stafilo, Cocco, Cefeo


Li giganti Gargantua e Morgante

Tifide Sifilide, Piritoo

Oileo er benzinaro, Eüdamante


Brancalione, Frodo, Birbo 'r nanetto

Che se congiunse co la ninfe Ecoo,

Bardus, Fracasso, Cynar e Farsetto


Zeta l'urtimo : da l'arfa a l'omega

Sò più de cinquanta ! E cerco la rima,

Me spremo r' ciarvello, e trovo : ciufega !


Er timone, giunti che furno a Iorco,

Aggiustarno, e co l'arta vela in cima

Ar cazzo ritto, Argo tracciò 'r su' sorco.


Accosì sur ponte lungo disteso

Varcò de Cariddi e Scilla lo stretto,

Tutto l'equipaggio arimase illeso.


Cazzolin nun soccombò a le Sirene,

Dicon' che l'arbero fu meno eretto,

E che pe n'attimo s'affrosciò 'r pene,


Ma presto le sensuali e divine voci

Provocarono 'n effetto contrario,

Je gridò, « Vaffa',che nun semo froci ! »


Cazzolin volse imparà la citara,

Ce pensò Orfeo, vate leggendario,

Tutt'e due ner sonà fanno a gara :


Uno pizzica le corde cor plettro,

L'antro le fa vibrà cor su' cetrolo,

Usanno a mò d'archetto er suo scettro.


« Me vado a corcà » disse Cazzolino

Quanno fu de Corchide su li lidi

E scese, lascianno Argo ar su'destino.


Co lui sbarca Eracle co la crava :

Je fece l'eroe : « De me te fidi ? »

« T'assecconderò co la mia fava !»


Ed insieme fecero meravije.

Abbatterono l'uccelli de bronzo

Scoparono Ippolita e le su' fije


Augia ne le su' stalle 'ndò er letame

Formava come un solo ingente stronzo,

Mai puliva lo strame der bestiame.


Ercole e Cazzolin, co cazzo e mazza

Deviano li fiumi Arfeo e Peneo

Accosì l'acqua tutta Elide spazza.


Quanno Eracle tajò le nove teste

Ad una ad una der mostro lerneo,

Cazzolin brucciò de l'idra la peste.


Mentre Ercole cercava i pomi d'oro

Cazzolin tenne la terra sur membro :

L' astro girava ner celeste coro.


E catturano de Minosse er toro,

Fijo de na mignottaura, la cerva

De Cerinea, er buttero Marlbòro


Incularno Diomede e le cavalle

Incatenarono Cerbero, berva

Co tre teste ... ma pe Bacco, che balle !


Proseguì solo er viaggio Cazzolino

Visitò Calipso che scordò Ulisse

Se trommò Circe ed er su' maialino


Sedusse Arianna a Nasso, er Tasso a Tasso

Icaro, Dedalo, e tre Pitonisse,

L'accolse Dido sur su' materasso,


L'amò Pandora, moje de Pandoro

Panettona fija de Panettone,

Invaghite der su' uccello canoro.


La Bibbia dice : scopò la regina

De Sabba, un sabbato, eppoi Salomone,

Finarmente sbarcò in terra latina. (segue)




La nave Argo  : es.dreamstime.com


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letteratura
9 febbraio 2011
Vita, morte e miracoli de Cazzolin de' Cazzoloni.Epopea goliardica.

Vita, morte e miracoli de Cazzolin de' Cazzoloni.




Parte Prima


Cazzolin e li Saraceni


Camminanno pe la piana spagnola

Vide Cazzolin de venti mulini

Le braccia : prese a ride a squarciagola !


Io nun ce casco, nun sò don Chisciotto

Nun me spaventano venti cretini !

E se bevve un gran sorso de Chinotto...


Poi se spoja nudo, s'aricommanna

A la su'dorce amica : « O Nobil donna

Pe te sterminerò tutta sta banna ! »


Er su' cazzo divinamente cresce

Quanno pensa ad Antinea la bionna,

Più duro de Durindana ariesce.


Corpische na pietra de paragone,

Essa arifurge de mille scintille,

Ché d'oro è de Cazzolin lo spadone.


Allora s''avanza la lancia in resta

Er su' sguardo nero lancia faville

Contro li nemici a lottà s'appresta.


Questi briganti ereno Saraceni,

De li predoni carchi de bottino,

D'oro, de gioielli e d' immensi beni.


Sbigottiti su le prime l'infidi

Se dann' a la fuga...Ora Cazzolino :

« Indò sò finiti, e su quali lidi ?


 Arifiutate la pugna, fuggiaschi ? »

Allora vedon Cazzolin ignudo

Ridon', indossan' armature e caschi...


Cazzolino piomma su l'infedeli,

Er cazzo je fa da spada, da scudo,

Su li corpi lassa segni crudeli.


De tajo, de punta, incora corpische,

Trafigge petti, mozza pied' e mani

Trivella ciarvelli, stroppia, ferische,


Penetra, trapana, buca, succhiella.

Suppricano Cazzolin l'africani :

Dappertutto sangue, membra, budella.


« Sidi, ciai 'r cazzo più lungo mai visto

Più duro de l'acciaro de Toledo.

Essi magnanimo in nome de Cristo !


O Sidi, te do tutto er mi'bottino.

E tutto er mi' tesoro te concedo

Si me dai 'r segreto der tu pipino.



-Er segreto nun te do, cane d'Alla,

Ma t'investo cavaliere cristiano ! »

E je cala er cazzone su la spalla.



La botta fa vacillà 'r Saraceno,

Ch'aricoje intorno a se li compagni.

Scavan' na fossa ner duro terreno.


Dopo seporti sti fieri guerrieri,

L'antri armigeri da l'occhi grifagni,

Cazzolin li fa puro cavalieri.


Galoppa dritto cor su cazzo ritto,

E l'Arabi lo seguon ammirati.

Se buttan' sur cammino a capo fitto.


Attraversan' campi, città, paesi

Ovunque passan', omini arrapati,

Femmine in calore da l'occhi accesi.


Vergini prese da sacra emozione

Svegnono davanti a la nerchia esposta.

Va der Santo Fallo la priscissione.


Dappertutto Cazzolin viè onorato

Come un sovrano. E giungon' a la costa.

Er tempo de separasse è arrivato.


Alì Babà, er ber cavaliere, parte,

Ritorna da l'antra sponda der mare.

« -Addio Sidi, più forte de Marte.


-Addio Alì, t'abbraccio e te saluto.

Va' verso le terre che te sò care. »

Je da lo stendardo ar cazzo appennuto.




« -Sire, nun morrà mai la tua fama,

E tra secoli se parlerà incora

De Cazzolin e de la sua lama. »


Salgheno in barca, li porta er gran vento,

Ratti spariscono. E Cazzolin plora...

Poi arivestito s'incammina lento.





(Segue...)

Presunto ritratto de Cazzolin de' Cazzoloni.

(teatrocrystal.it)



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